Il cuore dei Balcani: sulla pesca in Serbia
L’istinto del pescatore non conosce confini.
Che cosa unisce i pescatori di tutto il mondo?
È l’amore per la natura? Il desiderio di quiete? Oppure il principale motore dei nostri tempi è la passione per la tecnica? Sono certo che sia un insieme di questi elementi e, sicuramente, anche il rispetto per l’intero ecosistema, o persino il semplice condividere le nostre esperienze, come facciamo da tempi antichissimi.
Si stima che nel mondo siano oltre 220 milioni gli appassionati che si dedicano alla pesca. In alcuni Paesi la pesca è un passatempo più o meno popolare, in altri è una parte importante della cultura o dell’economia.
Nell’articolo di oggi abbiamo un’occasione unica per sbirciare dietro le quinte della pesca in Serbia: scoprire qualcosa in più sulla loro cultura, sulle ricchezze naturali e soprattutto sui tesori nascosti sotto la superficie delle acque locali.
Serbia
La Repubblica di Serbia è uno Stato senza sbocco sul mare dell’Europa centrale e sudorientale. Si trova al punto d’incontro tra la pianura pannonica e i Balcani. Confina con Bulgaria, Ungheria, Romania, Macedonia del Nord, Montenegro, Kosovo, Bosnia-Erzegovina e Croazia.
Già solo dall’elenco di questi Paesi è chiaro di che paesaggio e di che natura parleremo qui. Se a questo aggiungiamo una superficie che supera quella della Cechia di quasi 10.000 km² e il fatto che ha quasi 4 milioni di abitanti in meno, comincio a provare un po’ d’invidia.
Naturalmente, ogni cosa ha sempre i suoi pro e i suoi contro, e magari l’articolo di oggi ci allargherà di nuovo un po’ gli orizzonti.
Oggi ci parlerà della Serbia un serbo di nascita che vive in Cechia, pescatore nel cuore e nell’anima: Goran Mandžukić.
Addentriamoci in un’intervista mediata sulla pesca in Serbia.
Ciao Goran, sono davvero felice che tu abbia accettato questa intervista. Credo che ai lettori di Specimen Hunter, proprio come a me, interesserà saperne di più sulla pesca nel vostro Paese. Ancora più interessante, poi, può essere il confronto tra la Cechia e la Serbia dal punto di vista di questa passione.
Chi è dunque Goran Mandžukić? Puoi raccontarci qualcosa di te? 🎤
Un saluto ai lettori di Specimen Hunter. Mi chiamo Goran Mandžukić, vengo dalla Serbia e ho 28 anni.
Sono arrivato nella Repubblica Ceca sei anni fa e attualmente lavoro come tecnologo di processo nell’industria automobilistica.
Quando sento il tuo ceco, che tra l’altro è incredibile, mi viene in mente una domanda:
Come hai fatto a padroneggiare in così poco tempo una lingua così complessa per la maggior parte degli stranieri? C’erano di mezzo dei corsi di lingua? 🎤
No, affatto.
In realtà ho imparato tutto nel lavoro di cui parlavo. Comunicavo continuamente con i colleghi, semplicemente parlavo e parlavo.
Quando non capivo qualcosa, chiedevo oppure me lo cercavo. Mi interessava sapere come si pronunciava e anche come si scriveva. Volevo padroneggiare anche la lingua scritta, non solo quella parlata.
Un’altra cosa che mi ha aiutato sono stati i volantini. La maggior parte delle persone li butta via, io invece li raccoglievo, naturalmente non per leggere che cosa fosse in offerta, ma per ampliare il mio vocabolario.
Per me è davvero pazzesco, io non ce l’avrei fatta.
Beh, grazie, ma credo di essere appena al quaranta per cento.
Da quanto tempo peschi? Che cosa ti ha portato alla pesca e perché ti appassiona così tanto? 🎤
Mi dedico alla pesca fin da piccolo.
Sono andato a pesca per la prima volta con mio padre quando avevo circa cinque o sei anni. Mio padre pesca da tutta la vita ed è stato proprio da lui che ho imparato questa passione.
La pesca in sé mi piace moltissimo, ma continuo a restare fedele al detto secondo cui il pesce è solo un bonus. Mi piace quella quiete, la natura intorno a me; sono un pescatore che ama godersi il momento.
Per me la cosa principale è poter stare vicino all’acqua e nella natura. E in tutto questo ha sicuramente un ruolo anche l’istinto del cacciatore, profondamente radicato.
Qual è la tua tecnica preferita? Come ci sei arrivato? È cambiata nel corso del tempo? 🎤
Quando ho iniziato ad andare a pesca con mio padre, pescavamo in modo classico: a fondo e con il galleggiante.
Era quel tipo di pesca standard che è comune anche da voi.
La mia disciplina preferita però è lo spinning, e ci sono arrivato più o meno da solo. Una volta ero di nuovo a pesca con mio padre, avevo circa otto anni, e non lontano da noi un signore pescava con un metodo completamente diverso da quelli che conoscevo fino ad allora.
Lo guardavo mentre lanciava continuamente qualcosa e poi lo recuperava dall’acqua. Chiesi a mio padre che cosa stesse facendo quel signore. Mio padre mi spiegò che era pesca a spinning. Allora andai da quel signore e glielo chiesi di persona.
E lui iniziò a spiegarmi tutto ciò che riguardava questa tecnica e mi regalò la mia prima esca artificiale.
Quindi questa è stata la tua svolta da pescatore? Lo spinning ha dunque sostituito subito la pesca classica? 🎤
Più che altro gradualmente.
Ho iniziato a pescare attivamente a spinning solo intorno ai dieci anni. All’epoca era tutto completamente diverso.
La mia prima attrezzatura da spinning era una semplice canna telescopica e un vecchio mulinello; credo fosse uno Shakespeare. Quegli inizi erano bellissimi.
Quindi adesso sei uno spinner ortodosso? 🎤
Questa tecnica è quella che mi diverte di più, ma ultimamente, anche se dopo molti anni, durante il periodo di divieto vado anche al fiume e provo magari con la carpa.
Anche se non ho l’attrezzatura adatta, quindi porto quella da predatori, ma tutto sommato mi diverte comunque.
Descrivici ora le acque in Serbia. Come sono? 🎤
Dato che in Serbia abbiamo molte montagne, da noi si trovano soprattutto fiumi più piccoli e torrenti.
Nella maggior parte dei casi si tratta di tratti da trota con acqua molto pulita, tanto pulita che si può bere tranquillamente. Su questi fiumi, proprio come da voi, serve il permesso per la pesca alla trota.
In più, come contrasto perfetto, abbiamo anche fiumi molto grandi. La maggior parte attraversa soltanto la Serbia, quasi nessuno nasce qui. Forse l’unica eccezione più importante è la Velika Morava.
Inoltre abbiamo molte acque naturali e bacini artificiali, ma non è la stessa cosa che da voi. Mentre in Cechia sono comuni gli stagni, da noi si tratta piuttosto di bacini senza immissari, alimentati da sorgenti sotterranee. Queste acque si chiamano Bara, che in traduzione significa “acqua morta”. Nella maggior parte dei casi sono riserve private.
Se torno ai fiumi, il contrasto con le piccole acque pulite è rappresentato da noi dai grandi fiumi. E questo contrasto non riguarda solo le dimensioni, ma anche la pulizia. Purtroppo i grandi fiumi sono molto inquinati.
Tutto questo è ancora una conseguenza del regime precedente; da noi continua a esserci una notevole permissività. Le famiglie, le aziende e le fabbriche, soprattutto quelle dell’industria chimica, spesso scaricano i rifiuti direttamente nei fiumi. I depuratori sono rari e, quando ci sono, spesso non funzionano come dovrebbero.
I nostri grandi fiumi sono quindi più o meno delle fogne. Per fortuna sono così vasti che l’inquinamento più o meno si “diluisce”. Nonostante questo, però, devo dire che questi fiumi sono molto ricchi di pesce.
Com’è regolata la pesca in Serbia dal punto di vista legislativo? Avete una federazione? Com’è rispetto alla Cechia? 🎤
Da noi esiste una federazione di pesca, ma è molto diversa dalla vostra.
Non abbiamo organizzazioni locali né federazioni territoriali; abbiamo soltanto un’unica federazione nel suo insieme, sotto la gestione dello Stato.
Mentre in Cechia potete acquistare permessi in base alle regioni e alle organizzazioni, da noi esiste soltanto un unico permesso nazionale. Inoltre potete acquistare permessi speciali per le zone protette, per esempio per le acque da trota o le aree naturali protette. Queste zone comprendono bacini specifici con pesca limitata o con un numero limitato di pescatori.
Un’altra differenza sono i permessi speciali per la pesca commerciale. Significa che i pescatori possono acquistare un permesso che consente loro di catturare pesci a scopo di vendita e di viverci. Allo stesso tempo, però, è una grande falla nella legge: questi pescatori non devono tenere conto della specie del pesce, del periodo di divieto né della misura. Quello che pescano, lo vendono.
Da noi il mercato è forte, perché lungo i fiumi più grandi si trovano ristoranti di pesce praticamente ogni 200 metri, quindi la domanda è notevole. Per fortuna questa pesca commerciale viene praticata solo sui grandi laghi e fiumi, come il Danubio, la Sava o la Velika Morava.
La differenza più sostanziale, e allo stesso tempo il problema, da noi è la disponibilità del permesso.
In Cechia dovete superare degli esami, durante i quali imparate nozioni sui pesci, sui periodi di divieto e su altre conoscenze necessarie. Da noi basta andare in una filiale e comprare il permesso, senza alcun esame.
Questo fa sì che molti pescatori non conoscano nemmeno le specie ittiche di base, non sappiano che cosa possono portare via e quando, e questo poi causa problemi non da poco.
E la guardia pesca? Se ne occupa in qualche modo? 🎤
Da noi i controlli funzionano in modo simile a qui.
Abbiamo anche permessi simili, nei quali dovremmo annotare tutto, comprese le uscite a pesca.
Purtroppo molta gente se ne infischia e il sistema non funziona affatto come dovrebbe.
La guardia pesca lo tollera più o meno.
Com’è la pescosità delle vostre acque e come funziona il ripopolamento da parte dello Stato? 🎤
La metterei così: semplicemente, i Balcani.
Da noi non funziona come qui. Ovunque si sostiene che si facciano ripopolamenti, ma in realtà nella maggior parte dei casi non avvengono affatto. Del ripopolamento, da noi, si occupa piuttosto la natura stessa.
Dove lo Stato si impegna davvero sono i grandi corsi d’acqua e i laghi, perché gli torna indietro attraverso i permessi per la già citata pesca commerciale.
Se confronto la pescosità delle nostre acque con quella della Cechia, da noi abbiamo molte volte più pesce bianco. In generale, nel nostro Paese ci sono davvero moltissime specie fluviali, compresi i predatori e così via.
Per esempio il barbo: qui dovete cercarlo, e anche così ce n’è sempre meno. Da noi il pescatore si mette a pescare con il galleggiante, pastura un po’ e ne tira fuori uno dopo l’altro.
Quello che invece da noi scarseggia è la carpa. Viene immessa soltanto nelle acque private e in alcune acque ferme. Si tratta della forma europea della carpa, simile a quella che conoscete in Cechia.
Nei fiumi ci sono poche carpe e si tratta esclusivamente di una forma fluviale: una regina bassa e selvatica. In Cechia le carpe sono davvero tante e continuano a essere immesse regolarmente.
Hai detto che da voi ci sono molti predatori. Considerando che ti dedichi soprattutto allo spinning, la Cechia non ti sembra un po’ povera? Per i predatori non siamo proprio una destinazione TOP. 🎤
È vero che in Serbia ho catturato davvero molti predatori, ma anche qui non è male. In Serbia pescavo molte lucci, lucioperca e aspi. Con i lucci, però, sono riuscito a superare il metro solo qui.
Lì prendi un sacco di pesci, ma la maggior parte misura 80 o 90 cm, insomma sotto il metro. Qui catturo lucci sopra il metro ogni stagione, e questo pescando solo su piccoli fiumi o torrenti.
Il fiume dove pesco più spesso è circa quindici volte più piccolo di quello in cui pesco in Serbia. Dal nostro punto di vista, quindi, è piuttosto un torrente, ma anche così qui ho molti pesci di ogni specie.
Solo nelle ultime due stagioni ho catturato un luccio di 102 cm e poi subito uno di 112 cm, oltre a grandi lucioperca e aspi.
Un’altra differenza riguarda, per esempio, i cavedani. Da noi, in Serbia, non ho mai catturato cavedani grandi come qui. Qui non è un problema prendere cavedani intorno ai 60 cm, anche diversi in una sola giornata.
Sui grandi fiumi in Serbia capita che ci siano giornate in cui il risultato è semplicemente “zero”. Qui invece riesco sempre a prendere pesce.
Visto che siamo ancora sui pesci: c’è differenza nella presenza delle singole specie? 🎤
Non proprio, la fauna ittica è più o meno la stessa.
L’unica specie che da noi quasi non c’è e che da voi si pesca regolarmente è l’anguilla. Da noi praticamente non vive affatto.
Nei miei 28 anni non ho mai visto questo pesce dal vivo e non conosco nemmeno nessuno che lo abbia catturato.
Un’altra differenza potrebbe essere forse lo storione. Nei nostri fiumi vivono ancora vecchie popolazioni rimaste lì dal periodo precedente all’interruzione della loro via verso il mare. Vengono catturati con una certa regolarità e si tratta di pesci di 70–80 anni, o anche di più.
Allora poi ci mettiamo d’accordo: tu mi porti a lucci da un metro e io ti mostro dove catturare un’anguilla. 😁 Come funziona da voi il periodo di divieto per le singole specie di pesci? 🎤
Questo è un altro problema.
Da noi il periodo di divieto per i predatori è molto breve e di certo non basta a proteggerli.
Per esempio, il periodo di divieto del luccio dura soltanto dal 1º febbraio al 31 marzo, e questo è semplicemente poco. I pescatori poi spesso catturano lucci che sono appena prima della frega e pieni di uova, il che è negativo per la loro futura riproduzione.
Un’altra differenza si nota nel periodo di divieto della carpa: da noi è protetta durante la frega.
E per le acque ferme e lo spinning? 🎤
Non mi piacciono molto.
Preferisco il fiume e la natura; nelle acque ferme non mi piace quella sensazione di innaturalità. Le sponde sistemate, le casette e gli altri interventi umani non mi fanno sentire a mio agio.
Per me il fiume è naturale, soprattutto i suoi tratti più appartati, dove trovo quiete e un vero contatto con la natura.
Ora mi viene in mente una cosa: se considero le vostre acque e la fauna ittica, la risposta in parte si intuisce già, ma quali tecniche di pesca dominano da voi? 🎤
Da noi al primo posto c’è sicuramente il feeder.
Subito dopo viene la pesca con il galleggiante, poi lo spinning e la pesca dei predatori in generale.
Se ora confronti l’approccio dei pescatori all’acqua, ai pesci e alla natura in Serbia e in Cechia, come lo vedi? 🎤
Non si può generalizzare così.
Ci sono pescatori, sia qui sia in Serbia, che si comportano come dovrebbero, e poi ci sono pescatori che fanno esattamente il contrario.
In Serbia il problema più grande è la vecchia generazione, che tutto ciò che investe nella pesca lo calcola in denaro e si aspetta che le torni indietro. Li chiamiamo “macellai”. L’unica cosa a cui pensano è recuperare il costo del permesso, della benzina e delle altre spese, tutto nel valore del pesce catturato.
Un’altra cosa che mi dà davvero fastidio è l’incredibile sporcizia vicino all’acqua. Questo proprio non lo capisco: ci sono rifiuti ovunque, praticamente in ogni posto visitato da un pescatore. Purtroppo questo è probabilmente uguale in entrambi i Paesi.
Se quindi confronti la pesca in Cechia e in Serbia, non ti manca la Serbia? 🎤
Devo dire che all’inizio la Serbia mi mancava parecchio.
Mi mancava quella grande distesa d’acqua, i fiumi larghi, quello spazio aperto.
Oggi non lo sento più così tanto; mi sono abituato a pescare qui. Forse anche perché ho più successi: sulle acque più piccole la pesca è diversa, spesso più semplice.
In generale mi sono molto affezionato alla Cechia e ormai qui mi sono ambientato parecchio. Quando ci penso, qui mi sento a casa. Oggi, quando vado in Serbia, ho piuttosto la sensazione di essere in visita.
Comincio persino ad accorgermi che sta cambiando il mio modo di pensare: ragiono sempre più come un ceco. Mi sono abituato alle usanze locali e per me sono diventate naturali.
Come valuteresti la vita nella Repubblica Ceca? 🎤
Qui la gente si lamenta spesso delle condizioni, dell’atteggiamento del governo o della vita in generale.
Penso però che sia piuttosto perché non hanno vissuto niente di peggio. Dal mio punto di vista, qui funziona tutto benissimo; da noi è completamente diverso.
Negli uffici o nelle banche, qui va tutto bene. Quando ti ferma la polizia, si comporta in modo corretto e con rispetto; una cosa che di certo non è scontata in tutti gli Stati.
La corruzione, naturalmente, esiste ovunque, ma qui almeno cercano di nasconderla. Per quanto riguarda la sanità, è a un livello completamente diverso; anche l’atteggiamento dei medici qui è molto migliore.
In Serbia la sanità è sì anch’essa pubblica, ma se una persona è gravemente malata e deve affrontare un’operazione, spesso il medico si aspetta automaticamente “qualcosa sottobanco” ancora prima dell’intervento.
Com’è messa la Serbia quanto a disponibilità di attrezzatura da pesca? In che modo il boom dei social network ha coinvolto i pescatori in Serbia? 🎤
Per quanto riguarda la condivisione sui social network, secondo me è allo stesso livello che qui.
Quest’onda ha probabilmente raggiunto tutto il mondo senza eccezioni.
La disponibilità dell’attrezzatura è simile, ma da noi c’è un’offerta più ampia nei negozi fisici. Qui in Cechia non c’è quasi nulla; la maggior parte delle cose si compra su internet, e per un pescatore non è l’ideale.
Un’esca artificiale o degli ami li puoi comprare online senza problemi, ma che dire, per esempio, di una canna? Quella deve semplicemente starti bene in mano.
Ora vivo in una città di cinquantamila abitanti e qui c’è solo un negozio di pesca più piccolo e uno davvero minuscolo. Da noi ogni città ha almeno dieci grandi negozi.
Ora un tema controverso: il bracconaggio ittico! Secondo le fonti disponibili, fino al 90% dei casi in Cechia riguarda stranieri. Tu che ne pensi? 🎤
Prima di tutto: i bracconieri ci sono ovunque.
Si può persino dire che quasi ogni pescatore abbia iniziato come bracconiere.
Ma se torno alla questione degli stranieri, devo confermare che qualcosa di vero c’è. Lo vedo anch’io ovunque intorno a me. Non voglio ora puntare il dito contro nazionalità precise, ma è semplicemente sbagliato.
Ho persino registrato un caso nella città in cui vivo: un gruppo di stranieri ha quasi massacrato di botte una guardia pesca solo perché aveva chiesto loro il permesso. Non capisco come qualcuno possa arrivare ad avere bisogno di fare una cosa del genere.
Non voglio e non intendo difendere nessuno; la mia posizione sul bracconaggio ittico è chiara. Però dovrebbe emergere anche l’altro punto di vista.
Per esempio l’Ucraina: ho visitato personalmente questo Paese come pescatore. Lì praticamente non esistono regole per la pesca. Il pesce viene percepito come cibo gratis, un dono di Dio.
Quando ho chiesto del permesso, mi hanno guardato come se fossi matto e mi hanno detto:
“Ma a che cazzo ti serve un permesso? Questa roba è gratis, cazzo!”
Ci stiamo avvicinando pian piano alla fine e ho per te un’ultima domanda. Hai qualche bel ricordo dall’acqua, qualcosa che ti è rimasto impresso profondamente nella memoria? Non deve per forza essere nemmeno bello: semplicemente qualcosa per i lettori, in chiusura. 🎤
Un episodio vero e proprio forse non ce l’ho, ma ricordo con piacere i miei inizi con la pesca in Serbia.
Quando da ragazzino ho iniziato con lo spinning, sappiamo tutti che l’attrezzatura da pesca è sempre stata costosa.
Per un bambino senza un proprio reddito è un grande ostacolo. Io allora la risolvevo a modo mio: ogni giorno i miei genitori mi davano qualche spicciolo per il pranzo a scuola. Solo che, invece di spenderli per mangiare, mettevo quei soldi da parte.
Dopo un po’ di tempo, con i soldi risparmiati potevo comprarmi un’altra esca artificiale. E anche se per questo a volte andavo in giro affamato, ne valeva la pena.
Quindi, invece di andare a pranzo, preferivi restare affamato e poi comprarti un’esca nuova? 🎤
Esattamente.
Ricevevo circa 2 € per mangiare. Saltavo il pranzo tre volte e avevo i soldi per un cucchiaino rotante; e questo mi rendeva felicissimo.
A questo si lega anche un’altra storia. Dato che per me era tutto caro, dovevo entrare in acqua per ogni esca rimasta incagliata. Pescavo, per esempio, sul Danubio: un fiume enorme, fuori c’erano –10 °C, rimanevo incagliato, quindi mi mettevo in mutande e andavo a recuperare l’esca.
In questo modo, in tutto quel periodo credo di aver perso una sola esca. Ero davvero matto (ride).
Ricordo con piacere anche il mio primo wobbler, che ricevetti da quel signore che pescava a spinning accanto a me. Era un Wobler Alex e da bambino ci ho catturato forse tutte le specie di pesci predatori.
Per questa esca sono entrato in acqua innumerevoli volte, ma ne è valsa la pena: erano i miei inizi ed era bello così.
Oggi ho scatole piene di esche, continuo a comprarne di nuove, e molte di loro non hanno ancora nemmeno visto l’acqua.
Dalla nostra intervista è più che evidente che sei un pescatore nel cuore e nell’anima.
Era da molto tempo che non parlavo con qualcuno di così positivo; ti ringrazio per la tua apertura e per averci avvicinato la Serbia dal punto di vista della pesca.
Ti auguro ancora tanti bei momenti sull’acqua, moltissime esperienze e successi nella pesca!
Ogni Paese ha la sua storia. E dietro ogni fiume che attraversa montagne, campi o città, ci sono persone. Quelle che sono cresciute sulle sue rive. Che lì hanno taciuto, riso, aspettato. Pescato.
L’intervista di oggi non parlava solo di pesca. Parlava del rapporto con l’acqua. Dell’umiltà e di una passione che non si può comprare. E anche dei contrasti tra due mondi separati da migliaia di chilometri, e che tuttavia per molti aspetti sono vicini.
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