The Icon

Saint Cassien – Nel segno del whisky

Eccolo. Quel momento. Quella sensazione che rivivo ogni volta che ripenso a quell’esperienza. Poco dopo, quell’incredibile vecchio carpone era al sicuro nel guadino.

Il lago Saint Cassien. Basta pronunciarne il nome perché qualcosa di magico mi attraversi il corpo. Senza discussioni, è la più grande leggenda tra le acque da carpe del mondo, una meta che da diversi decenni richiama pescatori da ogni angolo del pianeta. Io volevo andarci anche solo per il fatto di esserci. Per respirarne l’atmosfera. Ci riuscii per la prima volta in primavera, nel marzo del 2006, e poi in inverno, nel gennaio del 2007. La prima spedizione, per me indimenticabile per sempre, l’ho raccontata nel libro Segreti di Carpa. La seconda fu decisamente diversa. Già solo perché arrivavo al lago per la seconda volta, e questo cambiava completamente le cose, dato che ormai ne avevo un’idea molto più precisa. Rispetto alla prima spedizione volevo anche modificare un po’ la tattica e decisi di provare ad attirare le carpe con una campagna di pasturazione più consistente. Inoltre avevo a disposizione 10 giorni di pesca, una volta e mezza il tempo della volta precedente. Un altro vantaggio era la presenza sul lago di molti pescatori cechi, tra cui Tomáš Blažek, che conosceva Saint Cassien molto meglio di me e al quale avrei dovuto unirmi. Con Tomáš ci conosciamo praticamente dagli inizi del carpfishing nella Repubblica Ceca. Insieme a lui e a Jaromír Kratěna eravamo una sorta di giovani leve che seguivano il rapido sviluppo che il carpfishing stava vivendo allora nella Repubblica Ceca, pescavamo insieme e fummo presenti alla nascita del Carp Club della Repubblica Ceca al fianco di Jaroslav Vítek, Vlastimil Vápeník e altre leggende della pesca ceca. Avevamo quindi molto in comune e non vedevamo l’ora di partire per quella spedizione insieme.

Non so se a Cassien sia ancora così, ma all’epoca le carpe reagivano molto bene ai boilies molto dolci. A Tomáš funzionavano soprattutto i boilies dolci all’ananas e anche i pop-up bianchi al mentolo che stavamo testando allora e che in seguito chiamai Segreto di Carpa. Forte di queste informazioni, il giorno prima della partenza preparai una quantità sufficiente di boilies e anche di pop-up, ai quali le carpe di Cassien rispondevano molto bene.

Postazione di pesca sotto il ponte sul lago Saint Cassien
Un posto promettente vicino al ponte, dove per la seconda volta non ebbi fortuna.

Proprio come durante la mia prima visita a Cassien, iniziai a pescare vicino al ponte. Tomáš arrivò dal braccio nord e pescammo insieme dalla stessa postazione. All’epoca a Cassien c’erano molti cechi. Quando sintonizzai la ricetrasmittente, sentivamo parlare soltanto ceco. La prima notte scoprimmo come stava andando agli altri. Ricevevamo notizie dal sud, dal nord e dall’ovest. Noi, però, iniziammo a concentrarci sul grande plateau che si può vedere dal ponte. Quando il livello dell’acqua scende, si pesca anche da quella lingua di terra. È un punto molto strategico, dove sono state catturate moltissime carpe leggendarie. La postazione vicino al ponte si trova nel punto d’incontro dei tre bracci. Quando i pesci sono in movimento, non si può scegliere un posto migliore. Io, però, non ebbi fortuna né la prima né la seconda volta. Così, dopo tre giorni, mi spostai con Tomáš nel braccio nord, dove si era liberata una postazione. C’erano molti cechi e noi cercavamo di avvicinarci alla diga. Tomáš si sistemò lì e riuscì a trovare posto anche Pepa Malý, che era venuto a Cassien con me. Per me non c’era più spazio e non volevo sistemarmi accanto ai ragazzi per non limitarli. Così andai sull’altro lato del braccio nord e tentai la fortuna lì. Il posto mi piaceva molto, perciò pasturai un’ampia zona con Ananas e proprio al centro del tappeto di pastura posizionai un boilie galleggiante a cinque centimetri dal fondo. Con questo assetto a Cassien erano già state catturate molte carpe. Quindi mi fidavo. È interessante quante carpe siano state catturate a Cassien con boilies galleggianti. Con chiunque abbia parlato di Cassien, che fossero amici cechi, tedeschi o italiani, la maggior parte aveva avuto esperienze positive con i boilies galleggianti. Le carpe di Cassien adorano le esche fruttate e molto dolci, vere e proprie caramelle!

Durante il giorno si abbatté una bufera di neve e le cime delle colline si trasformarono in un vero paesaggio invernale. Quando le nuvole sparirono e uscì il sole, mi godetti finalmente un po’ di pace. Ero seduto accanto al bivvy e facevo il pieno di energia con i raggi del sole, la quiete e quella vista incredibilmente bella sul lago. Aprii una bottiglia di vino locale e, per rendere tutto perfetto, mancava soltanto una partenza. Respiravo a pieni polmoni l’aria pulita e pensavo alla gente che, stretta nello smog della città, si accalcava sull’autobus per riuscire ad arrivare al lavoro in tempo. Respiravo molto profondamente.

Montatura da carpa con boilie galleggiante utilizzata sul lago Saint Cassien

A quel punto i ragazzi mi comunicarono via radio i primi successi. Tomáš aveva catturato una carpa comune e una carpa a specchi con un pop-up all’Ananas. Sembrava quindi che fossero nel posto giusto. Le mie canne, invece, non si muovevano affatto e nei dintorni non avevo notato la minima attività dei pesci. La cosa non mi dava una bella sensazione. Faceva buio presto, così rimasi sdraiato nel bivvy, a fissare l’oscurità e a pensare. La radio, sistemata sotto i bedchair, tornò a farsi sentire e i ragazzi mi dissero che da loro sembrava letteralmente una piscina. Le carpe saltavano come pazze e si muovevano dalla zona della diga. Io sul bedchair non riuscivo a stare fermo e avrei voluto solo raccogliere tutto e raggiungerli. Da me l’acqua era completamente morta. Mi tornò in mente la spedizione primaverile, quando le carpe saltavano proprio sopra le mie montature e io non riuscivo a ottenere una partenza. Pescavo a quindici metri dalla riva e avevo posizionato un pop-up a 15 cm dal fondo. Ben profumato. Ero seduto su una pietra poco distante dall’acqua e osservavo lo spettacolo delle carpe. Non era una sola. Erano diverse. La cosa interessante era che all’inizio si limitavano ad affiorare incurvando il corpo, un po’ come fanno i delfini, poi cominciarono a saltare nel modo classico. Saltavano molto vicino alla riva e l’acqua era limpida, così potei notare che dopo ogni salto si formava intorno a loro una leggera nube di torbido sulla superficie. I pesci si stavano alimentando e dalle branchie cadevano piccoli pezzi di cibo. Era evidente che mangiavano. Accidenti, che botte. Saltavano completamente fuori dall’acqua. Lì valeva davvero il detto: «La carpa salta, il pescatore piange!». Lo spettacolo durò circa un’ora, finché ripulirono il mio posto da tutta la pastura e poi sparirono, chissà dove. Il giorno dopo mi spostai. Nella nuova postazione le carpe non saltavano affatto, ma ebbi una partenza e catturai una splendida carpa a specchi di 21 kg. Sono convinto che, non appena le carpe capiscono che sei sulla riva, riescono a diventare molto più prudenti e nel tuo raggio d’azione commettono raramente un errore. Quella volta mi spostai tra le rocce, dove probabilmente riuscii a sorprendere una magnifica carpa a specchi, e la notte successiva ottenni due partenze, una delle quali mi regalò una carpa a specchi bluastra di 17 kg. Tutto questo mi passò per la testa nel braccio nord, mentre aspettavo la mia prima partenza. Quando pesco da solo, ripercorro mentalmente tutte le esperienze vissute sull’acqua. È molto più facile che quando si pesca in compagnia. Avevo la testa piena di idee e pensieri. A notte fonda mi addormentai. Al mattino mi svegliò il rumore di una barca in arrivo. Era Tomáš, che mi annunciò di avere un’altra carpa a riva e mi disse anche che Pepa aveva un forte mal di denti e doveva tornare a casa, quindi avrei dovuto trasferirmi al suo posto. In due giorni e mezzo Pepa aveva catturato lì una carpa di circa dieci chili. Era un risultato decisamente migliore del mio. Dall’altra parte della baia c’era semplicemente attività. Cercavo di convincere me stesso, perché a volte sono molto indeciso se spostarmi oppure aspettare. Una cosa era certa: se non avessi preso il posto di Pepa, nei giorni successivi non avrei più avuto la possibilità di sistemarmi lì. Cassien era, come sempre, pieno fino all’inverosimile. Non c’era nulla da decidere. Si era accesa una nuova speranza. Ma mentre parlavamo, lo swinger mi si attaccò alla canna e la bobina cominciò a girare. Tomáš saltò con me sulla barca e partimmo sull’acqua. Oh, che sensazione. Il sole splendeva e sotto la barca combatteva una carpa. Guardavo nell’acqua, impaziente di vederla finalmente. Dalla trazione non sembrava certo un gigante, ma non si sa mai. Grazie all’acqua limpida la vidi presto. Doveva pesare sui dieci, dodici chili. La mia prima carpa invernale di Cassien finì nel guadino e io mi sentii rinascere!

Portammo la carpa a riva e Tomáš mi fece qualche foto con lei. Appoggiai la canna al bivvy, mi sedetti e iniziai a pensare a cosa fare. La situazione si era un po’ complicata. Se quella carpa non avesse abboccato, la decisione sarebbe stata presa. Avrei raccolto tutto e sostituito Pepa. Era stato un caso? Oppure avevano trovato la mia zona pasturata e potevo aspettarmi altre partenze? Se non mi fossi spostato, il posto sarebbe stato occupato di nuovo da qualcun altro. Tomáš tornò alla sua postazione. Avevo bisogno di un po’ di tranquillità per poter decidere. Mi ponevo diverse domande. Alla fine decisi di trasferirmi. Non c’era modo di ragionarci in maniera logica, statistica o in qualcosa di simile. La pesca, spesso, non è affatto logica. A volte bisogna semplicemente decidere seguendo ciò che si sente, e quella volta feci così. Mi piace conoscere laghi nuovi, ma anche posti nuovi sullo stesso lago, quindi spostarmi non mi crea il minimo problema. Senza contare che sono il tipo di pescatore che si porta dietro qualche paio di calzini, un po’ di scatolame e, al posto di una sedia, preferisce sedersi su un secchio. Così, nel giro di dieci minuti, avevo già tutto caricato sulla barca e mezz’ora dopo occupavo l’altra sponda del braccio nord. Non ricordo nemmeno più a che giorno di pesca fossi arrivato. Credo fosse il quinto o il sesto. Il tempo passava, ma mi restavano ancora abbastanza giorni per migliorare il risultato. Anche se avevo fame, diedi un morso a una baguette ormai mezza dura e partii a sondare il nuovo posto.

Alla sinistra della mia postazione c’erano delle rocce. Il fondale scendeva rapidamente, o meglio, precipitava quasi in verticale fino a 20 metri di profondità. Pensai che forse non fosse proprio il posto ideale. Quando mi avvicinai in barca alla sponda rocciosa, notai che in alcuni punti le pareti erano ricoperte di alghe e che vi si trovavano anche delle chioccioline d’acqua. Mi venne subito in mente quanto potesse essere facile, per una carpa, nutrirsi lì. Provate a immaginarlo! La carpa non avrebbe dovuto inclinarsi in modo particolare né scavare da nessuna parte, avrebbe semplicemente potuto “staccare” la fauna acquatica dalla parete e mangiarla insieme a un po’ di verdura, cioè alle alghe. Dalle acque più profonde, favorevoli e calde le sarebbe bastato risalire un po’ per potersi alimentare. E senza consumare molta energia. In pochi istanti tutta questa teoria mi passò per la testa. Dovevo riuscire in qualche modo a portare lì una montatura. Io e Tomáš pescavamo già da circa un anno con il filo di rottura, quindi eravamo diventati piuttosto bravi a presentare un’esca oltre una baia o sopra un albero, ma come si poteva presentare una montatura sulla parete di una roccia?

Avevo trovato la soluzione. Incastrai un bastone tra le rocce e da lì sospesi la montatura con un sistema a filo di rottura. L’inclinazione ideale della roccia per sistemare la montatura arrivava soltanto fino a un metro di profondità. «Hm… non è proprio molto, ma perché non provare?», pensai. La lieve inclinazione della parete mi garantiva che il filo non attraversasse la colonna d’acqua, ma restasse appoggiato alla roccia. Con la mano sistemai tutto esattamente come mi serviva. Camuffai ancora alcuni elementi della montatura e, infine, agganciai la lenza madre a un galleggiante di sgancio fissato al bastone. Solo allora aprii l’archetto del mulinello e, con la barca, riportai la canna sul picchetto. Dalla punta della canna il filo percorreva circa 50 metri in aria fino al bastone incastrato nella roccia. Lì era legato al galleggiante con un filo dello 0,16 e da quel punto scendeva direttamente in acqua. Avevo studiato tutto in modo che, se una carpa fosse partita, il filo sottile si sarebbe spezzato e il piccolo galleggiante, collegato con un moschettone alla lenza madre, sarebbe schizzato lontano dalle rocce mantenendo il filo a una distanza di sicurezza dagli spigoli più taglienti. Beh, con questa mi ero proprio divertito.

Pescatore che scende lungo la riva rocciosa del lago Saint Cassien

Avevo innescato un boilie tagliato. Per la pasturazione schiacciai dei boilies ammollati fino a farne un impasto. Lo pressavo nelle fessure tra le pietre, in modo che restasse lì senza scivolare verso il fondo. Non mi venne in mente altro. Sul posto intorbidii anche un po’ l’acqua con boilies schiacciati, cercando di creare una specie di zuppa di boilies. Volevo soltanto lasciare nell’acqua una traccia di cibo. Valeva la pena provarci. Quando di notte, alla luce della luna, guardavo le cime delle canne, mi dicevo che probabilmente ero matto. Che cavolo mi ero inventato stavolta. Tomáš venne a trovarmi in barca e ci scherzammo sopra, dicendo che lì avrei preso al massimo qualche bestia preistorica delle rocce. Ma poco dopo, quando la cima della canna tremò e poi si raddrizzò, smisi di ridere. Il filo si allentò, il filo di rottura cedette e io afferrai la canna iniziando a recuperare. Non sentivo alcuna resistenza. Non sapevo se un gufo o un pipistrello fosse finito nel filo di rottura. Recuperai il filo in bando e dopo un po’ cominciai a sentire una leggera resistenza. Nulla di importante. «Ah, allora ti ha beccato un bel bremotto», scherzò il mio compagno. Caricai la canna e iniziai a tirare il pesce verso di me più in fretta. Quando arrivò a pochi metri dalla riva, diventò un po’ più pesante. «Ah, una piccola carpa, altro che bremotto», pensai contento. Chiesi a Tomáš di aiutarmi a slamare il pesce. Accese la frontale e all’improvviso gridò: «Porca puttana, ma mi prendi per il culo? Altro che breme. Questo è un porco. Cazzo, che pesce, questo è sicuramente sopra i venti!». La frizione del mulinello iniziò a cantare e con una breve fuga il pesce sprofondò verso il fondo. Non aveva molta forza, questo davvero no, ma dentro di me il sangue prese a correre a una velocità folle in un solo istante. Eccolo. Quel momento. Quella sensazione che rivivo ogni volta che ripenso a quell’esperienza. Poco dopo, quell’incredibile vecchio carpone era al sicuro nel guadino. La tensione lasciò il posto a un’esplosione di euforia e io ero fuori di me dalla felicità. Subito dopo le foto entrai in acqua con la carpa, ancora vestito. Era gelida, ma quel pesce ne aveva bisogno. Gli aiutavo a mantenere l’equilibrio e lo sostenevo finché non riuscì a ripartire. Era davvero un vecchietto. Quando tornò nelle profondità, iniziai a collegare alcuni particolari e poco dopo partii in barca nel buio. Dove altro, se non verso quelle zone rocciose da cui arrivano le breme più grosse! Le carpe erano davvero lì, così presi più della metà della pastura che mi restava e pasturai un’ampia zona. Usai circa 20 kg di Ananas e un po’ di tiger nut. Dall’altra parte «Blažena» pasturava in modo simile, così avevamo tutta la baia preparata con la stessa esca. Le carte erano state distribuite!

Grande carpa a specchi catturata durante una sessione notturna sul lago Saint Cassien
Una carpa molto vecchia emersa dalle profondità. Raccoglieva il cibo dalla parete rocciosa. La trappola scattò.

I giorni successivi portarono molte catture e noi facevamo avanti e indietro attraverso la baia per poterci fotografare. Vivevamo momenti incredibili, di quelli che semplicemente non si possono dimenticare. Non so esattamente come nacque quella storia, ma in una rivista Karel Nikl raccontò una sua spedizione a Cassien, dove si era portato una bottiglia di whisky nel caso fosse riuscito a prendere una carpa da venti chili. Siccome non ci riuscì, nascose la bottiglia chissà dove e, tramite i media, fece sapere che il primo ceco a catturare una carpa sopra i venti chili avrebbe dovuto contattarlo, così gli avrebbe rivelato dove l’aveva nascosta. Chi conosce «Blažena» sa che non gli ci volle molto per trovare quella bottiglia. Quando eravamo ancora seduti vicino al ponte, «Blažena» si alzò, iniziò a perlustrare con attenzione i dintorni e a girare le pietre. Pensavo che forse avessimo davvero bisogno di prendere un pesce, perché quel digiuno stava facendo strani effetti alla gente. Continuò a rovistare e poco dopo tornò con una bottiglia di Jameson, dicendo: «Andiamo a nord e questa bottiglia viene con noi, così non dovremo tornare a prenderla!».

Imponente carpa a specchi catturata sul lago Saint Cassien
Accidenti! Ne arrivava uno dopo l’altro. La sorte si era ribaltata e io mi godevo quei momenti così preziosi.

Ricordo quel momento come se fosse successo poco fa. C’erano circa cinque gradi e ci investiva una pioggia gelida. Una partenza seguiva l’altra e noi, con i vestiti fradici, correvamo sulle pietre cercando di immortalare con la macchina fotografica quei momenti di felicità l’uno per l’altro. Era più o meno ora di pranzo. Era stata una mattinata incredibile. Quando avevamo già preso diverse carpe sopra i 20 kg e per un momento ci ritrovammo tutti nel bivvy, «Blažena» tirò fuori la bottiglia da sotto il bedchair e mandò un SMS a Karel, in Repubblica Ceca, dicendogli che il Jameson scorreva a fiumi. Quel giorno, anzi tutta la spedizione, ce la godemmo davvero fino in fondo. Fu una spedizione completa sotto ogni aspetto. Per quanto mi riguarda, posso dire che all’inizio faticai parecchio e forse, se non fossi riuscito ad arrivare alla diga, avrei lasciato Cassien sconfitto. Probabilmente sarebbe andata proprio così. Quanto conti il posto e quanto sia importante trovare i pesci non credo di doverlo spiegare a nessun pescatore.

Tomáš Blažek con una grande carpa a specchi catturata sul lago Saint Cassien
Stimo moltissimo Tomáš Blažek come pescatore. Pochi hanno sacrificato alla pesca quanto lui.

Le storie migliori si diffondono in silenzio. Da un’acqua all’altra. Da pescatore a pescatore. Unisciti a chi va più a fondo.

Accedi anche a storie e contenuti che non vedrai altrove.

Iscriviti ai post

Per Specimen Hunter

Lukáš Krása

Seguici sui social media

Condividi la storia

Navigazione rapida
David Dauchy – Specimen Hunter

David Dauchy

Francia

Fotografo, filmmaker, scrittore e amante della poesia

Noto per
  • Lunga esperienza nella direzione di Gardner Tackle France
  • Collaborazione attuale con i marchi Forge Tackle e BlackDeere
  • Attività editoriale internazionale (Carpe Scene Collector, KaproMánie e altre)
  • Filosofia del “Nomade moderno” e scoperta di acque dimenticate

David Dauchy incarna nel team Specimen Hunter quella “voce silenziosa” che dona alla pesca moderna alla carpa una dimensione letteraria e visiva. Per David, stare in riva all’acqua non è una ricerca di successo meccanico, ma una profonda autoriflessione e un modo di abitare il tempo. Il suo percorso professionale è degno di rispetto: per molti anni ha contribuito a formare il volto della rappresentanza francese del leggendario marchio Gardner Tackle, cosa che gli ha dato un’enorme visione tecnica e rispetto in tutta Europa. Oggi, però, indirizza la sua energia verso progetti che risuonano maggiormente con il suo attuale stato d’animo. Da nomade moderno non cerca prestigio in acque commercialmente esposte, ma trova la vera avventura nelle acque dimenticate, là dove la natura scrive le proprie storie senza il rumore dell’uomo. Il suo cammino è definito dal ritorno alle gioie semplici e alla qualità autentica, un atteggiamento che proietta anche nel suo lavoro attuale per i marchi Forge Tackle e BlackDeere.

Il suo stile autoriale è attraversato dalla poesia e da un profondo rispetto per il dettaglio. David non parte mai per l’acqua senza il suo taccuino; penna e carta sono per lui strumenti importanti quanto le canne. Sa cogliere con una sensibilità straordinaria l’eternità nascosta nelle squame di una carpa, la texture della luce sulla superficie o la sensazione di assoluta solitudine sotto le stelle. La pesca, nel suo modo di viverla, è un atto di resistenza contro la fretta, il rumore e la superficialità del mondo moderno. È una filosofia lenta, in cui la cosa più importante è “essere nel presente”, quando il pescatore diventa parte organica del paesaggio, non il suo conquistatore. David crede che la vera pesca inizi con l’attesa e l’ascolto, molto prima del primo lancio.

Come fotografo e filmmaker, non si concentra sulla documentazione del trionfo tecnico, ma sul cogliere l’umore fugace dell’istante. Il suo linguaggio visivo è inconfondibile per la sua dimensione onirica e per la fascinazione verso l’estetica delle forme naturali. Ammira le vecchie linee delle carpe, la loro storia e l’unicità di ogni dettaglio, che percepisce come una calligrafia viva della natura. Per David, la pesca è un dialogo tra il silenzio interiore e il mondo invisibile sotto la superficie. Nel progetto Specimen Hunter porta un elemento nobile e curatoriale, che ci ricorda che dietro ogni filo teso si nasconde un tentativo di connessione più profonda con gli elementi. È un nomade che ci insegna a tornare a sentire, a respirare e a percepire il mondo nello spazio tra cielo e acqua.

Tomáš Chylák – BARBAR

Tomáš Chylák – BARBAR

Slovacchia

Pescatore di carpe, consulente per marchi, content creator

Noto per
  • Test sistematico dell’attrezzatura da carp fishing in condizioni reali
  • Collaborazione con i marchi Speedy BAITS, KarpMánia e KATRAN Fishing Line
  • Collaboratore della rivista Slovenský rybár e della piattaforma Specimen Hunter
  • Creazione creativa di contenuti video e format educativi con attenzione all’autenticità

Tomáš Chylák, conosciuto nella comunità dei pescatori con il soprannome di Barbar, rappresenta nella moderna pesca alla carpa una voce che cerca risposte nei dettagli e nei test condotti con onestà. Sebbene si dedichi intensamente alla pesca mirata dei grandi pesci solo negli ultimi quattro anni, il suo percorso è definito da una progressione straordinariamente rapida. L’approccio di Tomáš non si basa sul caso, ma sulla costruzione della fiducia in un sistema, dalla scelta del filo giusto fino alla presentazione precisa dell’esca. Per lui l’attrezzatura non è solo un prodotto, ma uno strumento per comprendere le connessioni sotto la superficie.

Il suo mondo di pesca è definito dal contrasto. Nelle piccole acque ferme affina la sua pazienza e il suo senso del dettaglio, dove ogni movimento e la giusta scelta tattica decidono il successo sotto una forte pressione. Al contrario, sulle grandi distese d’acqua, come Zemplínská šírava, cerca libertà e spazio per un pensiero più ampio. Proprio questo equilibrio tra il mondo intimo dei piccoli stagni e l’orizzonte infinito dei grandi bacini lo percepisce come un elemento chiave della propria crescita e della comprensione degli istinti dei pesci.

Una parte importante dell’identità di Tomáš è la condivisione delle esperienze. Come autore e content creator non cerca una semplice presentazione delle catture, ma la trasmissione dell’atmosfera reale vissuta in riva all’acqua. La sua produzione, dagli articoli tecnici fino ai format video dinamici, combina valore educativo con distacco e umorismo. Tomáš comprende che la moderna pesca alla carpa richiede un linguaggio moderno, ma il suo nucleo, il silenzio, la concentrazione e il rispetto per la natura, deve restare immutato.

Come tester che collabora con marchi leader, pone l’accento sull’utilità pratica nelle situazioni che decidono davvero il risultato. Il suo obiettivo non è la quantità, ma la profondità dell’esperienza e la capacità di trasmettere ciò che ha imparato in riva all’acqua. In questo modo completa in modo naturale il mosaico di personalità che formano il mondo di Specimen Hunter.

Radek Švec – Specimen Hunter

Radek Švec

Repubblica Ceca

Pescatore, editor, cacciatore di grandi carpe

Noto per
  • Focus di lungo periodo sulla pesca delle carpe più grandi d’Europa
  • Caporedattore della rivista Rybářství
  • Ex caporedattore di Lovkapra.com
  • Collaboratore di media cechi e internazionali dedicati alla pesca
  • Membro dei team Fox International e Schmidt Experience

Radek Švec appartiene a quei pescatori che hanno scelto una strada stretta ed esigente. Invece di puntare sull’ampiezza, da anni si concentra su un unico obiettivo: la pesca sistematica di carpe davvero grandi. Non come un episodio o la sfida di una sola stagione, ma come una direzione di vita che richiede tempo, disciplina e la capacità di accettare lunghi periodi senza risultati.

La sua evoluzione come pescatore è iniziata con la pesca al colpo e lo spinning, dove già in giovane età riusciva a imporsi anche a livello agonistico. Gradualmente, però, è passato dalla prestazione misurata in punti e classifiche a una prestazione misurata in pazienza. Negli ultimi dieci anni si dedica esclusivamente alla pesca di grandi carpe, inseguendole in tutta Europa e tornando più volte negli stessi luoghi, finché non arriva davvero a comprenderli.

Al suo attivo ha decine di carpe oltre i 30 chilogrammi e catture sopra la soglia delle 70 libbre in cinque diversi paesi europei. Nel 2019 è riuscito a superare la barriera dei 40 chilogrammi, che molti carpisti considerano un traguardo simbolico. Questi risultati non vengono presentati come record isolati, ma come il frutto di una pressione costante su se stesso, sulla logistica, sulla preparazione e sulla capacità di lavorare con l’insuccesso.

Accanto alla pesca, si è affermato in modo evidente anche sulla scena mediatica. Come autore ha pubblicato decine di articoli in magazine cechi e stranieri e, tra il 2021 e il 2025, ha diretto il magazine online Lovkapra.com. Dal 2025 ricopre il ruolo di caporedattore della rivista Rybářství, dove si muove al confine tra lavoro redazionale, gestione dei contenuti e definizione della direzione di uno dei titoli di pesca più longevi del nostro paese.

L’approccio di Radek è diretto e aperto. Per lui un grande pesce non è una metafora, ma un obiettivo. Non cerca scorciatoie né scuse, accetta il rischio che la maggior parte delle spedizioni finisca senza una partenza, e parte dal fatto che un risultato estremo richiede una concentrazione estrema. È proprio questa chiarezza a renderlo un netto contrappunto rispetto ad altri approcci alla pesca e una voce importante all’interno dello spettro più ampio di Specimen Hunter.

Michal Jakoubek – Specimen Hunter

Michal Jakoubek

Specimen Hunter

Fondatore di Specimen Hunter, filmmaker, fotografo, autore

Noto per
  • Fondatore di Specimen Hunter e SpecimenHunter TV
  • Fondatore di Specimen Productions s.r.o.
  • Autore della visione complessiva, dell’identità visiva e della struttura della piattaforma
  • Filmmaker, fotografo e copywriter
  • Fondatore dei progetti WERM studio e Carpblogger.com

Michal Jakoubek è presente alla nascita di Specimen Hunter fin dall’inizio. Non solo come suo fondatore, ma come la persona che ha dato alla piattaforma una direzione, un ritmo e una forma. Specimen Hunter non è nato come un compromesso collettivo, ma come una visione guidata con chiarezza, dietro la quale ci sono una sola mente e un lavoro di lungo periodo.

È filmmaker e fotografo, ma anche autore dei testi, dei concept e della soluzione tecnica dell’intera piattaforma. Partecipa a ogni livello del progetto, dall’identità visiva ai contenuti, fino alla struttura del sito e al lavoro sul linguaggio. I suoi testi compaiono in diversi magazine e riviste, sempre con attenzione al contesto, alla calma e alla storia.

SpecimenHunter TV è la naturale continuazione di questo percorso. Non come formato veloce, ma come spazio per film che lavorano con il silenzio, il tempo e l’atmosfera. Per contenuti che non spiegano la pesca, ma le danno senso. È proprio questa combinazione di controllo autoriale e spazio aperto a definire Specimen Hunter nel suo insieme.

Redakce – Specimen Hunter

Redazione

Specimen Hunter

Voce comune della piattaforma

Specimen Hunter in breve
  • Piattaforma mediatica che unisce pesca, natura e racconto cinematografico
  • Un progetto costruito su un contesto profondo invece che sul consumo rapido di contenuti
  • Uno spazio per autori, filmmaker e creatori senza pressioni legate alla promozione dei prodotti
  • Un ecosistema curato di articoli, film e idee che danno alla pesca un significato più ampio

La redazione è la firma che usiamo quando un articolo non è il racconto personale di un singolo autore, ma un contenuto di Specimen Hunter nel suo insieme. Si tratta di contenuti che rappresentano la posizione della piattaforma, la sua direzione e il modo in cui pensiamo alla pesca, alla natura e ai media.

I testi redazionali nascono dove si incontrano il lavoro di più persone. Spesso vi partecipano un autore, un editor, un traduttore o un curatore dei contenuti. Non si tratta dello sguardo soggettivo di un singolo pescatore in riva all’acqua, ma di testi pensati per dare contesto alle cose, spiegare le connessioni e definire le posizioni che la piattaforma sostiene.

Se un articolo è firmato come Redazione, significa che deve rappresentare Specimen Hunter come team e come progetto. Senza emozioni aggiunte, senza ambizioni personali, senza pressione sulla performance. Solo la voce calma, comprensibile e responsabile della piattaforma.

Lukáš Krása – Specimen Hunter

Lukáš Krása

Repubblica Ceca

Sviluppatore di esche e pasture, pescatore, autore

Noto per
  • Autore di due libri fondamentali sulla pesca alla carpa
  • Collaboratore di lunga data di riviste ceche e straniere
  • Una delle figure rispettate della scena europea della pesca alla carpa
  • Fondatore del marchio LK Baits e di LK Baits Pet, e cofondatore di Rybářství Sahara

Lukáš Krása appartiene a quelle persone che hanno contribuito a formare la concezione moderna della pesca alla carpa non solo con i risultati ottenuti in riva all’acqua, ma soprattutto con il loro modo di pensare. È autore di due libri che sono diventati parte integrante della letteratura di pesca, e i suoi testi vengono pubblicati da anni su riviste ceche e straniere. Non si tratta di guide né di manuali di prodotto, ma del tentativo di comprendere il pesce, l’acqua e le connessioni che, a prima vista, restano nascoste sotto la superficie.

Il suo approccio nasce da un profondo interesse per la biologia della carpa, per i segnali alimentari naturali e per il comportamento dei pesci nel tempo. Proprio questo bisogno di comprendere, e non la rincorsa ai risultati rapidi, lo ha portato gradualmente anche allo sviluppo delle proprie esche e alla nascita del marchio LK Baits. Per lui la tecnologia e l’innovazione non sono mai state un obiettivo fine a se stesso, ma uno strumento per mettere alla prova le idee di cui scrive e su cui riflette.

Nonostante il rispetto internazionale e il lungo percorso, il suo sguardo sulla pesca resta sorprendentemente semplice. Il pesce non è un trofeo e il successo non è un numero. Ciò che conta è il processo, l’osservazione e la storia che si svolge ancora prima dell’abboccata. Proprio questa voce calma, analitica e umana è il motivo per cui Lukáš trova il suo posto nel mondo di Specimen Hunter.

Navigazione rapida
Questo è il tuo palco

🔔 Specimen Hunter comincia da te 🔔

Contenuti premium. In tempo reale. Per chi va più a fondo.
Riceverai anche storie e contenuti che altrove non vedrai.

Subscription Form

🔒 Niente spam. Solo storie che vale la pena ascoltare.